B 1 2

“La mancata assunzione protratta per lungo tempo di fonti affidabili di vitamina B12 in una dieta vegetariana è potenzialmente pericolosa e può condurre ad una grave carenza di questa vitamina con l’instaurarsi di anemia megaloblastica e conseguenze neurologiche fino allo sviluppo di danni irreversibili a carico del sistema nervoso[18][32].”

“Eureka!” I have problems with people having low B12 vitamin. During my deep research, I noticed that there is one small thing that the people with the same (judgemental adjectives purposely missing) behaviour share: the B12 levels. The nervous ones, those who try to bully you all the time, those in the centre of the attention have lack of B12, and according to wikipedia, probably some irreversible damage of their nervous system, the anxious ones, the closed ones. Now, my research, and others have shown that humans cannot get B12 from being assholes to other humans. The level of B12 won’t raise if you keep being angry at people. Seeking attention won’t make your B12 (or you) better, although I’m going to give you mine (attention, not B12).

They run close to you like a warm summer breeze by the seaside and once you make them feel welcome, the darken the sky over your head and turn into a hurricane and blow you (well, that was missing) away, shaking everything you’ve hard and long worked for. And after that, like every hurricane, they leave behind a lot of work to be done, that I’ll have to do, that I’m already doing because for a warm gentle breeze I’ll always wecome hurricanes.

I collect emotionally consipated people, with the vain and secret desire (or need?) to teach them love, to give them the example, to  tell them they’re not lost. I wish we all could use some love integrator pills. Bullies are always victims, show them the love they still don’t understand.

 

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Thence we came forth to rebehold the stars.

“Thence we came forth to rebehold the stars.” The collection of falling stars keeps getting bigger, beautiful but broken. All the stars are broken to help me see my own scratches, because, like the prettiest of the stars, broken, I am.

I am, I am, I am.

Today stars will fall, and with them I will, we will.

“Why can’t you just have a normal healthy dialogye about that?”

Ciao

Today is the last day of my tomorrow’s ex life

“Sbadabam, uno si distrae un attimo e diventa italiano.” Un attimo, 4605 giorni, quattromilaseicentocinque, 12 anni 7 mesi 10 giorni, 657 settimane 6 giorni, 12.61 anni: un attimo. Uno si distrae un attimo e la gabbia ben arredata dove s’è distratto per l’intera durata di “attimo”, s’apre. “Sbadabam”, si riversa tutto fuori. Dalla gabbia inizia a colare via tutta l’angoscia accumulata. La chiave è una penna, il custode è sorridente e mi consegna la chiave, giuro di farne buon uso. Il più grande atto d’inclusione, di accettazione, di integrazione, di benvenuto, diventa per me una grande dichiarazione di libertà che ora ho in mano e che ho bramato per … un attimo. Il custode mi accoglie. Mi accoglie fuori. Sto ufficialmente entrando, ma in cuor mio sto uscendo. La burocrazia è troppo lenta per quanto sono andato veloce. Ho parlato l’italiano troppo bene e troppo in fretta, mi sono fatto troppi amici troppo in fretta, ho trovato un lavoro troppo buono troppo in fretta e sono sempre stato sulla soglia d’ingresso della gabbia arredata, potevo entrare, ma non troppo presto. Potevo entrare ma il mio vestito diverso mi teneva alla soglia. E non potevo nemmeno uscire. Ora ho la chiave e un vestito nuovo, è lì, sulla sedia dove stanno gli altri vestiti, domani posso indossarlo. Ma in questi quattromilaseicentocinque giorni la festa s’è esaurita, e io l’ho vista tutta, ballando, bevendo, ridendo, piangendo, deridendo, essendo deriso, giudicando, essendo giudicato in compagnia di coloro che si sono affacciati alla soglia, lì vicino a me. E tu, se stai leggendo questo, molto probabilmente, sei stato sulla soglia, molto vicino a me. Quando ero stanco mi sedevo, e di tanto in tanto, se stai leggendo, probabilmente mi hai visto farti “un culo di posto” perché tu potessi sederti con me, mentre attraversavi il cancello della gabbia. E tu mi hai chiamato più volte dentro, ma io non potevo, il mio vestito era diverso. Mi hai chiamato più volte fuori, ma non avevo ancora la chiave. Mi sono divertito con tutti voi, ho pianto con voi, ci ho fatto la guerra con alcuni, l’amore con altri, la pace non altri, la “Scuola di Pace” con altri. Con alcuni non ci ho fatto nulla, li ho solo visti ballare, ed è stato bello. Oggi ero emozionato, vestito da albanese, domani sarò ben vestito (agli occhi del mondo), ma dentro di me ci sarà sempre la pace nel conflitto d’identità. Dentro di me, sono sempre stato ben vestito, e tutto quello che mi ero messo addosso mi stava da Dio, cucito su misura.

Domani mi sveglierò, e potrò cambiarmi il vestito, e lo cambierò. Domani mi farò bello per il mondo. Domani vi farò vedere come sono stato bravo ad aspettare tutto questo attimo, seduto sulla linea del fine-corsa, che mi portaste il vestito giusto con la chiave in tasca. Domani mi farò bello come voi volete, domani mattina, guarderò oggi e mi dirò che “Today is the first day of the rest of my life. Ex” Girerò il volto verso il centro della gabbia, ammirerò, già con nostalgia, l’arredo, accarezzerò con mano dolce coloro che sono rimasti vicini alla soglia, mostrerò loro la meno amara delle lacrime e a coloro che ne verseranno, le asciugherò col dorso della mano, volterò le spalle alla gabbia sulla soglia d’ingresso, vestito come fuori si vuole, e farò il passo. Perché la zona di comfort, per me, è sempre stata la soglia.

Ora io vado, ma ho il vestito giusto, e la chiave giusta per sentirmi a casa in ogni casa, per sentirmi fuori casa in ogni casa, per sentirmi sulla soglia dentro e fuori ogni casa, ora ho la chiave che tutti voi date per scontata. Ora io vado, ma non piangere mamma, tornerò a trovarti, e se quando busserò non aprirai, ho la chiave, entrerò, prenderò posto sul divano più comodo e aspetterò che tu torni, con le gambe distese sopra il tavolino di vetro e i piedi accavallati.

Ora io vado, non piangere, papà.